OpenIncetStaff

URBAN WINS TERZA AGORA’

La Città di Torino lancia la terza Face-to-Face Agorà di UrbanWins, finalizzata a discutere le priorità delle soluzioni individuate nei precendenti incontri, che si svolgerà il 9 novembre 2017 presso Open Incet.

Nel contesto di UrbanWINS, un progetto finanziato dall’Unione Europea finalizzato allo sviluppo e all’implemetazione di strategie ecologiche e innovative sulle prevenzione dei rifiuti, la Città di Torino lancia il secondo di diversi eventi partecipativi.

Fondamentale è la partecipazione attiva di tutti gli attori locali direttamente o indirettamente coinvolti nella produzione e gestione dei rifiuti urbani: cittadini, imprese, enti di gestione rifiuti, pubbliche autorità.

Il progetto ha un’importante componente partecipativa che si svilupperà durante una serie di incontri (agorà fisiche) e, in parallelo, su una piattaforma online (agorà virtuale) https://www.urbanwins.eu/online-agora/ che garantirà il dialogo tra gli stakeholder.

Per isciversi gratuitamente cliccando qui

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Delegazione di Varna in visita a Open Incet

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Venerdì 23 ottobre Open Incet ha ospitato una delegazione dal Comune di Varna, la terza città per popolazione della Bulgaria.

Varna ha vinto il titolo di European Youth Capital 2017 e nella preparazione a questo evento una delegazione della città sta svolgendo delle missioni di studio presso le precedenti capitali europee della gioventù (Torino lo è stata nel 2010).

Con il suo programma Innowave, Varna ha posto un focus particolare sui temi dell’innovazione sociale e dello sviluppo dell’imprenditoria sociale. Per questa ragione la delegazione ha mostrato un grande interesse al programma della Città di Torino “Torino Social Innovation” e per il modello proposto da Open Incet.

In un’intensa mattinata di lavoro, si è discusso di open innovation, di strumenti e metodi per lo sviluppo della creatività giovanile e di imprenditorialità sociale, di opportunità di collaborazione in processi di internazionalizzazione, networking, scambi di competenze e formazione.

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SEiSMiC ad Open Incet

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Il 29 Ottobre Open Incet ha ospitato un incontro organizzato da Cittalia e dall’Area studi e ricerche di ANCI nell’ambito del progetto SEiSMiC (Societal Engagement in Science, Mutual learning in Cities). SEiSMiC è un progetto che mira ad affrontare le più grandi questioni urbane in Europa attraverso il coinvolgimento dei cittadini, identificando i bisogni sociali di innovazione e contribuendo allo sviluppo delle future politiche urbane e di nuove strategie di ricerca. Il progetto crea delle reti diversificate di stakeholder urbani per proporre soluzioni efficaci e ampiamente condivise.

SEiSMiC è un’azione di sostegno finanziata dalla Commissione Europea mediante il Programma “Science in Society” del Settimo Programma Quadro.

Contribuisce a fornire una dimensione sociale alla Strategic Research & Innovation Agenda dell’Iniziativa di Programmazione Congiunta JPI Urban Europe. Avviata nel 2010 da diversi Stati Membri dell’Unione Europea e da alcuni Paesi associati, JPI Urban Europe si pone l’obiettivo di coordinare e di rafforzare la ricerca urbana e l’innovazione in tutta Europa.

SEiSMiC è un progetto che coinvolge 13 partner e si avvale del duplice coordinamento dell’Austrian Institute of Technology (AIT) di Vienna e di Platform 31 con sede a L’Aja. Il progetto ha consentito la costruzione di reti in 10 Paesi: Austria, Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Repubblica Ceca, Svezia, Turchia e Ungheria.

Cittalia, la Fondazione di Ricerche dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), è il partner incaricato della costituzione e della gestione della rete nazionale SEiSMiC in Italia.  Circa 30 partecipanti da tutta Italia si sono incontrati negli spazi di Open Incet per portare avanti l’agenda del progetto e condividere i prossimi passi.

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Bulgini, Balzac e Tano Festa a Open Incet grazie al MEF

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Open Incet rende omaggio al territorio che lo ospita attraverso le opere di Alessandro Bulgini, tratte dal progetto “Decoro urbano in Barriera di Milano”, e si apre a una dimensione internazionale ospitando alcune tele di Alain Balzac.

Le opere sono un gentile prestito del Museo Ettore Fico  – MEF, con il quale Open Incet collaborerà per fornire nuovo impulso al quartiere Barriera di Milano a Torino.

Il polittico di Alessandro Bulgini è una composizione di 30 fotografie che riproducono e fanno rivivere l’opera dell’artista italiano, impegnato per mesi a tracciare sull’asfalto cerchi di gesso, riempendoli di linee e figure che, come mandala, hanno animato e restituito forme diverse ai marciapiedi del quartiere di Barriera di Milano.

Le tele di Alan Balzac (“Mane, Thecel, Phares”; “Rev, Trev, Crev”) trovano nuova interpretazione nella loro collocazione all’interno del Centro,  dove l’astrazione dei motivi pittorici rimanda ai nodi di una rete e alle sinapsi del cervello umano, come elementi di connessione e conoscenza proiettati nel futuro.

A completare il quadro, si inserisce l’opera di Tano Festa (1938-1988), Souvenir de Claude Monet, artista della scuola della pittura  gestuale e informale e protagonista della scuola pop romana, che accoglie con rigore formale le soluzioni new dada e si sofferma anche sui maestri della tradizione francese e italiana.

Il MEF si trova in via Cigna 114, e come Open Incet nasce da un vasto programma di riqualificazione di aree industriali dismesse. E’ un luogo per l’arte di respiro internazionale a misura di persona, che si propone come propulsore di processi di crescita culturale e di aggregazione sociale dove una ricca varietà di linguaggi creativi e artistici si lasciano scoprire, vivere, contaminare.

Per ulteriori informazioni riguardo il Museo Ettore Fico visita il sito  www.museofico.it

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La finanza sociale

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Finanza sociale: approccio e strumenti

In un contesto europeo dove i tradizionali sistemi di welfare necessitano di ripensare il loro modello d’intervento per continuare ad essere sostenibili, difronte all’emergere di nuovi bisogni (e nuove povertà) e all’esigenza di contenere la spesa pubblica, il tema delle forme di finanziamento assume sempre maggiore rilevanza, tanto quanto la necessità di responsabilizzare le comunità locali nella definizione e gestione dei progetti di intervento.

In Italia, a partire dagli Anni ’80 la Pubblica Amministrazione avvia un progressivo processo di esternalizzazione a soggetti privati di alcune categorie di servizi di welfare, prima a totale carico pubblico, per rispondere all’esigenza di ridurre alcuni costi fissi e, al contempo, accrescere l’efficienza di un settore di intervento in continuo deficit. L’affiancamento di pratiche di outsourcing al modello tradizionale di erogazione dei servizi, riconfigura, almeno in parte, il sistema dell’offerta, ma l’onere economico resta prevalentemente in capo allo Stato e la spesa complessiva raggiunge costi che oggi rendono tale modello d’intervento non più sostenibile.

In risposta alla duplice esigenza di diminuire/contenere la spesa pubblica, senza rinunciare a innovare e a garantire la qualità dei servizi erogati, nasce dunque l’esigenza di individuare strumenti finanziari per attirare capitali privati in alternativa a (o a fianco di) quelli tradizionalmente fondati sul solo finanziamento pubblico. In questo modo il pubblico può sperimentare programmi innovativi che altrimenti non verrebbero implementati per mancanza di fondi o per avversione al rischio.

I principali soggetti di questo cambio di paradigma sono le imprese sociali e gli investitori privati (tra i quali, ad esempio, le fondazioni bancarie e le banche di credito cooperativo, etc.). Il modello d’intervento è quello che utilizza gli strumenti della finanza sociale, con una triplice finalità: creare impatto sociale; rendere i servizi accessibili ad una più ampia e/o nuova categoria di utenti e, al contempo, a generare ritorni finanziari.

Non a caso, il mondo della finanza sta guardando con sempre più interesse alle imprese sociali e alle garanzie che l’attore pubblico pone in essere per sostenere la condivisione del rischio nell’impiego di capitali e investimenti privati in risposta a bisogni collettivi.

Si stanno creando dunque le condizioni per un nuovo mercato, che spinge le imprese sociali a cambiare il proprio modello di business, dove gli strumenti di “social impact investment” possono giocare un ruolo decisivo nell’accompagnare questa trasformazione.

L’obiettivo è favorire l’investimento finanziario privato nel capitale di rischio delle imprese sociali. Uno degli strumenti più innovativi in tal senso è il “Social Venture Capital” (che consente di attrarre, non soltanto nuovi finanziamenti, ma anche le specifiche competenze manageriali dell’investitore che è fortemente coinvolto nella fase di start-up dell’impresa sociale) al quale si affianca la messa a punto di agevolazioni fiscali e amministrative per consentirne una più ampia diffusione.

Sulla base delle esperienze anglosassoni, si stanno anche diffondendo modelli di “corporate giving”, rivolte alle organizzazioni di Venture Philanthropy, che intendono inserire in una strategia d’investimento a lungo termine le proprie azioni filantropiche. In quest’ottica, mentre alle imprese sociali, attraverso la costituzione di Social Entrepreneurial Venture (SEV), è assegnato il compito di mettere a punto soluzioni a problemi sociali complessi, alle organizzazioni filantropiche viene associato l’obiettivo (differente, ma complementare) di individuare modalità di supporto a quelle stesse soluzioni imprenditoriali per contribuire ad assicurarne fattibilità (replicabilità e la sostenibilità nel lungo periodo) ed efficacia. La logica di questo approccio si riassume nel concetto secondo il quale non c’è bisogno di nuove soluzioni ai problemi sociali, ma un nuovo modo per individuare e supportare imprese sociali cosicché possano crescere e produrre da sé il loro successo.

Gli strumenti di finanza sociale si applicano in particolare alle politiche di contrasto all’esclusione sociale, alle politiche abitative e a quelle legate al tema della cura e della salute. I principali target di molte esperienze riguardano le categorie svantaggiate e le fasce di popolazione vicine o sotto la soglia di povertà. Ad oggi le sperimentazioni realizzate riguardano principalmente la riduzione dei tassi di recidiva degli ex detenuti e i modelli di housing sociale.

Per illustrare caratteristiche e modello di funzionamento di uno di questi strumenti, che può essere di interesse anche di investitori come le banche di credito cooperativo, prendiamo come esempio l’Affordable Homes Rental Fund (AHR Fund) di origine inglese.

L’AHR Fund consente di proporre finanziamenti ipotecari a lungo termine per le case in affitto, a condizioni che gli istituti di credito tradizionali non possono attualmente fornire a una categoria di mutuatari più svantaggiati, che e altrimenti non sarebbero in grado di vivere nelle loro comunità.

Il Fondo prevede misure di intervento finalizzate a creare impatto sociale che hanno come principi cardine: a) la leadership della comunità (che sceglie i progetti e interagisce con gli sviluppatori); b) la stabilità della comunità (economica e sociale); c) l’accessibilità (rate sostenibili per gli affittuari); d) l’addizionalità (più immobili a disposizione); e) la sicurezza del possesso (condizioni stabili per gli affittuari).

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I beni comuni e le pratiche di commoning

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Beni comuni e Living Lab

L’idea di instaurare pratiche di governo dei beni comuni (collective goods” o ”common good”), attraverso la responsabilizzazione delle comunità locali, è motivata dalla presenza di una risorsa in comune fra le persone che necessita di un’ azione collettiva per essere gestita.

Questa esigenza incrocia il mutamento del paradigma culturale con cui si costruiscono le politiche pubbliche, che diventano sempre più “contrattualizzate” (dove si assiste alla transizione dall’autorità all’accordo) e orientate a un approccio di governance, sempre più caratterizzato da un approccio inclusivo. Nel caso delle risorse idriche, per esempio, cambia il modo di intendere la risorsa che da illimitata (bene pubblico, non escludibile e non sottraibile) passa ad essere considerata come un common (bene comune, con alta difficoltà di esclusione e sottraibilità elevata) il cui utilizzo è da gestire e regolare in modo diverso da quanto fatto sinora.

Il mutamento culturale in corso a proposito della gestione dei beni comuni, intende ripensare il rapporto tra cittadini e amministrazioni pubbliche e le condizioni che ne permettono l’autogoverno. La domanda sottesa è: in che modo, nella società contemporanea, i cittadini possono governare dal basso e in maniera cooperativa le loro risorse comuni?

Il presupposto alla base non è quello di concepire una società senza istituzioni, ma una società dove:

  • le istituzioni facilitano e sostengono l’azione collettiva e sviluppano le opportunità di interazione;
  • la comunità locale adottano comportamenti cooperativi nella configurazione, per esempio,  di regole comuni per l’utilizzo del bene.

A questo proposito, acquistano interesse le pratiche di cittadinanza attiva che si ispirano ai modelli della sharing economy e creano relazioni interpersonali, facendo attività c.d. di commoning, ovvero realizzano un progetto collettivo, operano pratiche condivise, dove centrale a definire cosa si intende per bene comune diventa il  “il nesso” che s’instaura tra gli individui. Riprendendo le parole di Carlo Donolo “I beni comuni non sono tanto cose che abbiamo in proprietà comune quanto aspetti e componenti della vita sociale che necessariamente dobbiamo condividere o dobbiamo riconoscere come presupposti indispensabili per l’agire sociale”.

Il tema del governo dei beni comuni, incontra il tema della competitività e dell’innovazione  ed è un terreno favorevole per favorire la collaborazione con i destinatari di un servizio quando questo si trova ancora in fase di sviluppo. Lo strumento del Living Lab è un interessante esempio di applicazione del modello di innovazione basato sul coinvolgimento degli utenti/destinatari per individuare forme di autogoverno dei beni comuni.

I Living Lab consistono nella creazione di contesti aperti di progettazione, dove interagiscono ricercatori, sviluppatori, progettisti e destinatari/utenti nella realizzazione del processo innovativo. In questo ambiente gli utenti sono chiamati ad interagire fornendo feedback utili alla realizzazione del servizio/prodotto oggetto del percorso di innovazione.

In tal senso, sono uno strumento che ben si adatta alla filosofia dei beni comuni, che vengono anche letti come “laboratori di sviluppo di capacità e co-responsabilità”, secondo un modello di  comunità basato sull’esercizio consapevole dei propri diritti e delle proprie responsabilità.

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PROLITE | Procuring Lighting Innovations ad Open Incet – 19-21 Gennaio 2016

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“PRO-LITE – Procuring Lighting Innovations and Technologies” è un progetto europeo co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma quadro per la “Competitività e l’Innovazione 2007-2013 finalizzato a promuovere l’uso strategico degli appalti pubblici nel campo delle soluzioni tecnologiche innovative per l’illuminazione.

Dal 19 al 21 gennaio 2016 il gruppo di lavoro della Città ospiterà il meeting di progetto, in cui partner provenienti da tutta Europa (Germania, Inghilterra, Spagna e Olanda) avranno modo di aggiornarsi sulle attività progettuali svolte nell’anno precedente e sulle procedure di gara concluse.

In occasione del meeting la Città organizzerà inoltre un evento di disseminazione aperto ai soggetti interessati ai temi degli Appalti Pubblici di Innovazione, con lo scopo di illustrare i caratteri salienti dei casi pilota sperimentati dai diversi partner. L’evento si terrà presso il Centro Open Incet che rappresenta la cornice ideale per affrontare temi legati all’innovazione delle pubbliche amministrazioni.

L’obiettivo del progetto è di utilizzare la leva della domanda pubblica per stimolare – attraverso attività di qualificazione della domanda e di confronto con il mercato in fase pre-gara, nonché attraverso lo studio e la definizione di documenti di gara e di una contrattualistica ad hoc – l’innovazione nel settore citato con riferimento a tre principali ambiti di applicazione: illuminazione pubblica esterna (stradale e semaforica); illuminazione interna (edifici); l’illuminazione in ambienti underground (metropolitana e tunnel).

La Città di Torino tra questi possibili ambiti ha deciso di focalizzarsi sullo studio e acquisizione di soluzioni innovative per l’illuminazione interna di edifici scolastici ed è ora nelle fasi conclusive di un appalto integrato per lavori di manutenzione straordinaria di due scuole di proprietà del Comune, svolta in collaborazione con Iren servizi e innovazione.

Prossimamente sarà disponibile il programma completo dell’evento.

Per maggiori informazioni sul progetto visitare www.prolitepartnership.eu

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Open Day – 16 Ottobre 2015

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Venerdì 16 ottobre apre le porte Open Incet, il centro dedicato all’imprenditoria e all’innovazione sociale, che ha trovato posto nella manica sud del complesso ex Incet. Si tratta del primo tassello del nuovo centro polifunzionale  che presto nascerà grazie alla ristrutturazione degli ex capannoni industriali dell’Incet.

Una piattaforma di connessione di competenze ed eccellenze in grado di generare significative sperimentazioni e innovazioni nei campi dell’imprenditoria sociale, dell’innovazione aperta, dell’info-manifattura, dell’economia della condivisione e di quella delle soluzioni, dei processi partecipati per lo sviluppo urbano e dei servizi di prossimità. Un vero e proprio aggregatore di esperienze e di energie, un laboratorio di sinergie e ibridazioni, un acceleratore di sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione della Città di Torino connesso a una community internazionale.

 Vi aspetta una giornata dedicata alla visita degli spazi e alla presentazione delle attività del centro. Per permettere la più ampia partecipazione la presentazione avrà luogo in due momenti nel corso del pomeriggio, con orari

dalle 14.30 alle 16.00 e dalle 17.00 alle 18.30

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti previa prenotazione su Event Brite.

La ristrutturazione dell’ex Incet è realizzata dalla Città di Torino nell’ambito del Programma Urban Barriera di Milano. Gli spazi del centro sono stati oggetto di un bando pubblico indetto dalla Città di Torino per la realizzazione di un Centro di Open Innovation. L’iniziativa è stata promossa dal programma Torino Social Innovation, con l’obiettivo di favorire l’insediamento di attività mirate a promuovere con servizi innovativi lo sviluppo d’impresa, soprattutto l’imprenditorialità giovanile.

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Da Welfare State a Welfare Society

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Il welfare contraddistingue il tessuto culturale e l’architettura istituzionale dell’Europa e, oltre a rappresentare un modello di convivenza sociale basato sulla solidarietà, ha contribuito negli anni allo sviluppo dell’economia europea, garantendo più elevati livelli di benessere, una più equa ripartizione della ricchezza e la formazione di una solida classe media.

Un dato rappresenta bene il legame tra welfare ed Europa: il welfare europeo vale il 58% del welfare mondiale, nonostante gli europei siano solo l’8% della popolazione mondiale. Tale sproporzione è inoltre destinata a crescere: nel 2050, secondo le previsione demografiche, la popolazione europea costituirà solo il 4% di quella mondiale.

il welfare europeo vale il 58% del welfare mondiale, nonostante gli europei siano solo l’8% della popolazione mondiale

In Europa si possono classificare diversi modelli di welfare: quello “socialdemocratico” dei Paesi scandinavi, quello “selettivo” di stampo anglosassone, quello “corporativo” tipico dell’Europa centrale, quello “mediterraneo” con carattere paternalista. Ognuno di questi modelli è stato concepito nel secolo scorso, in uno scenario socio-economico del tutto diverso rispetto ai rapidi mutamenti che stiamo vivendo: l’incremento esponenziale della popolazione mondiale e il suo invecchiamento, la globalizzazione, la diffusione delle nuove tecnologie, la crescita delle disuguaglianze, la disaggregazione della famiglia tradizionale, la crisi finanziaria e l’insostenibilità dei debiti pubblici, la precarietà nei rapporti di lavoro, l’emergere di nuove tensioni sociali…

..in sostanza ogni 5 anni, l’età media aumenta di 1 anno (in Europa di 1,5 anni)..

Uno dei fattori ad aver reso così compromessi gli equilibri del passato è senza dubbio l’invecchiamento demografico: dal 2001 al 2012 l’età media degli uomini in Italia è passata da 77,2 anni a 79,8; in sostanza, ogni 5 anni l’età media aumenta di 1 anno (in Europa ogni 5 anni aumenta di 1,5 anni). Questo dato impatta in maniera evidente su molti aspetti del sistema di welfare: in ambito sanitario, previdenziale, assistenziale.

L’incidenza della spesa sanitaria sul prodotto interno lordo si è quasi triplicata negli ultimi 50 anni in Europa, portandosi vicino alla soglia del 9% del PIL.

Per ciò che riguarda la previdenza, in dieci anni, dal 2003 al 2012, il sistema pensionistico ha visto aumentare la spesa dello Stato del 25%, arrivando ad assorbire il 16,6% del PIL. Si aggiunga inoltre che in Italia il rapporto tra soggetti in età lavorativa e individui over 65 si attestava nel 2010 poco sopra il 50%, mentre nel 2060 la previsione è che tale rapporto superi l’80%; di fatto vorrebbe dire che ogni lavoratore in media dovrebbe contribuire mensilmente al pagamento di quasi un’intera pensione.

La crisi finanziaria e la situazione molto critica dei conti pubblici hanno costretto tutti i Paesi europei ad una contrazione della spesa, che ha inciso pesantemente su queste poste di bilancio. In Italia la riduzione dei fondi dedicati alle politiche sociali è stata drastica, passando da uno stanziamento complessivo di 2,5 miliardi di euro nel 2008 a 767 milioni nel 2013 e comportando, tra gli altri, l’azzeramento di alcuni fondi, tra cui quello di assistenza all’infanzia e quello dedicato alle persone non autosufficienti.

Un ulteriore aspetto negativo, se possibile il più critico, è la sottrazione di risorse operata a danno delle Regioni e degli enti locali, i quali hanno assunto il ruolo di soggetti attuatori delle politiche sociali. Il quasi azzeramento del Fondo per le politiche sociali (43 milioni nel 2014, contro i 929 nel 2008), la riduzione dei trasferimenti dello Stato alle Regioni per le politiche sociali (-90% dal 2000 ad oggi), la riduzione altrettanto drastica ai Comuni (fatto 100 il contributo statale 2008 ai Comuni per le politiche sociali, esso si è ridotto al 58% nel 2010 e all’8% nel 2013), oltre al pesante quadro debitorio degli enti, rendono ancora più ardua la realizzazione di misure che sappiano dare risposte al crescente bisogno di coesione sociale.

Tuttavia è mal posta la questione della riforma del welfare se ci si limita a evocare gli aspetti di sostenibilità finanziaria.

Il sistema di welfare odierno si caratterizza infatti principalmente per due fattori critici: la sua insostenibilità, in particolare sotto l’aspetto economico-finanziario, e la sua inadeguatezza, per la mancanza di capacità di rispondere alle nuove tensioni sociali, quali ad esempio: i processi di impoverimento delle famiglie, la precarizzazione del lavoro e i crescenti tassi di disoccupazione, la polarizzazione nella distribuzione del reddito, la progressione delle disabilità, l’invecchiamento della popolazione.

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E’ necessaria pertanto una profonda e radicale innovazione sul modello di welfare, che porti dal concetto di Welfare State a quello di Welfare Society e al conseguente principio di sussidiarietà circolare.

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SOCIAL INNOVATION CITIZEN a Open Incet

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Il 13 Novembre Open Incet ha ospitato l’ultima tappa dal progetto Social Innovation Citizen (SIC), promosso dall’Agenzia Nazionale per i Giovani (ANG) in collaborazione con Associazione ItaliaCamp .

L’iniziativa si rivolge alle nuove generazioni di innovatori sociali under 30 e si propone di promuovere l’innovazione sociale come strumento di cittadinanza attiva per favorire lo sviluppo del capitale sociale.

Dopo una prima fase di mappatura sul territorio nazionale, è stato realizzato un portale (www.sitizen.it) che raccoglie le storie e racconta i progetti dei SICs, per stimolarne una reciproca conoscenza e connessione.

Per mettere a fattor comune le esperienze, sono stati realizzati appuntamenti in diverse città italiane (Firenze, Matera, Messina). Torino chiude la rassegna attraverso con ultimo incontro tra professionisti, esperti e operatori della social innovation, finalizzato a discutere il tema del riuso e della ri-funzionalizzazione di spazi dismessi.

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