Da Welfare State a Welfare Society

1391321834608708150fractals

Il welfare contraddistingue il tessuto culturale e l’architettura istituzionale dell’Europa e, oltre a rappresentare un modello di convivenza sociale basato sulla solidarietà, ha contribuito negli anni allo sviluppo dell’economia europea, garantendo più elevati livelli di benessere, una più equa ripartizione della ricchezza e la formazione di una solida classe media.

Un dato rappresenta bene il legame tra welfare ed Europa: il welfare europeo vale il 58% del welfare mondiale, nonostante gli europei siano solo l’8% della popolazione mondiale. Tale sproporzione è inoltre destinata a crescere: nel 2050, secondo le previsione demografiche, la popolazione europea costituirà solo il 4% di quella mondiale.

il welfare europeo vale il 58% del welfare mondiale, nonostante gli europei siano solo l’8% della popolazione mondiale

In Europa si possono classificare diversi modelli di welfare: quello “socialdemocratico” dei Paesi scandinavi, quello “selettivo” di stampo anglosassone, quello “corporativo” tipico dell’Europa centrale, quello “mediterraneo” con carattere paternalista. Ognuno di questi modelli è stato concepito nel secolo scorso, in uno scenario socio-economico del tutto diverso rispetto ai rapidi mutamenti che stiamo vivendo: l’incremento esponenziale della popolazione mondiale e il suo invecchiamento, la globalizzazione, la diffusione delle nuove tecnologie, la crescita delle disuguaglianze, la disaggregazione della famiglia tradizionale, la crisi finanziaria e l’insostenibilità dei debiti pubblici, la precarietà nei rapporti di lavoro, l’emergere di nuove tensioni sociali…

..in sostanza ogni 5 anni, l’età media aumenta di 1 anno (in Europa di 1,5 anni)..

Uno dei fattori ad aver reso così compromessi gli equilibri del passato è senza dubbio l’invecchiamento demografico: dal 2001 al 2012 l’età media degli uomini in Italia è passata da 77,2 anni a 79,8; in sostanza, ogni 5 anni l’età media aumenta di 1 anno (in Europa ogni 5 anni aumenta di 1,5 anni). Questo dato impatta in maniera evidente su molti aspetti del sistema di welfare: in ambito sanitario, previdenziale, assistenziale.

L’incidenza della spesa sanitaria sul prodotto interno lordo si è quasi triplicata negli ultimi 50 anni in Europa, portandosi vicino alla soglia del 9% del PIL.

Per ciò che riguarda la previdenza, in dieci anni, dal 2003 al 2012, il sistema pensionistico ha visto aumentare la spesa dello Stato del 25%, arrivando ad assorbire il 16,6% del PIL. Si aggiunga inoltre che in Italia il rapporto tra soggetti in età lavorativa e individui over 65 si attestava nel 2010 poco sopra il 50%, mentre nel 2060 la previsione è che tale rapporto superi l’80%; di fatto vorrebbe dire che ogni lavoratore in media dovrebbe contribuire mensilmente al pagamento di quasi un’intera pensione.

La crisi finanziaria e la situazione molto critica dei conti pubblici hanno costretto tutti i Paesi europei ad una contrazione della spesa, che ha inciso pesantemente su queste poste di bilancio. In Italia la riduzione dei fondi dedicati alle politiche sociali è stata drastica, passando da uno stanziamento complessivo di 2,5 miliardi di euro nel 2008 a 767 milioni nel 2013 e comportando, tra gli altri, l’azzeramento di alcuni fondi, tra cui quello di assistenza all’infanzia e quello dedicato alle persone non autosufficienti.

Un ulteriore aspetto negativo, se possibile il più critico, è la sottrazione di risorse operata a danno delle Regioni e degli enti locali, i quali hanno assunto il ruolo di soggetti attuatori delle politiche sociali. Il quasi azzeramento del Fondo per le politiche sociali (43 milioni nel 2014, contro i 929 nel 2008), la riduzione dei trasferimenti dello Stato alle Regioni per le politiche sociali (-90% dal 2000 ad oggi), la riduzione altrettanto drastica ai Comuni (fatto 100 il contributo statale 2008 ai Comuni per le politiche sociali, esso si è ridotto al 58% nel 2010 e all’8% nel 2013), oltre al pesante quadro debitorio degli enti, rendono ancora più ardua la realizzazione di misure che sappiano dare risposte al crescente bisogno di coesione sociale.

Tuttavia è mal posta la questione della riforma del welfare se ci si limita a evocare gli aspetti di sostenibilità finanziaria.

Il sistema di welfare odierno si caratterizza infatti principalmente per due fattori critici: la sua insostenibilità, in particolare sotto l’aspetto economico-finanziario, e la sua inadeguatezza, per la mancanza di capacità di rispondere alle nuove tensioni sociali, quali ad esempio: i processi di impoverimento delle famiglie, la precarizzazione del lavoro e i crescenti tassi di disoccupazione, la polarizzazione nella distribuzione del reddito, la progressione delle disabilità, l’invecchiamento della popolazione.

CiL_Logo_circle4

E’ necessaria pertanto una profonda e radicale innovazione sul modello di welfare, che porti dal concetto di Welfare State a quello di Welfare Society e al conseguente principio di sussidiarietà circolare.

TwitterFacebookLinkedInGoogle+