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Corso gratuito Industria 4.0 – Torino – Young Talent in Action 2017

E’ iniziato presso Open Incet il corso gratuito Industria 4.0, progetto di orientamento e formazione di ManpowerGroup, organizzato in collaborazione con Tree per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani laureandi/neolaureati, NEET e talenti.

L’obiettivo del corso è quello di permettere al discente di approfondire le tematiche proprie dell’Industria 4.0 e le opportunità di trasformazione digitale nei contesti produttivi. Al termine del corso il discente sarà in possesso di strumenti e conoscenze necessari per contribuire alla definizione di obiettivi e progettualità di innovazione digitale all’interno dell’azienda come anche dell’intera catena del valore. Questo corso intende inoltre rispondere alle esigenze formative di coloro che intendono iniziare o ampliare il loro business per offrire servizi di realizzazione di soluzioni in ambito industria 4.0.

Il programma del corso è strutturato nei seguenti moduli formativi:

  • Industria 4.0 e Lean Manufacturing
  • Robot collaborativi interconnessi sulle linee di produzione
  • Internet of Things e comunicazione bidirezionale processo-prodotto
  • Raccogliere ed analizzare big data per ottimizzare prodotti e processi produttivi
  • La manifattura additiva
  • La realtà aumentata
  • Integrazione orizzontale/verticale delle informazioni
  • L’industrializzazione virtuale
  • Passare al virtuale per ridurre i costi del datacenter
  • Cyber security industriale
  • Open Innovation per l’Industria 4.0
  • Il valore dei dati per l’azienda e per i processi di innovazione industriale
  • Progettazione facilitata in area Industria 4.0
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I LUOGHI DELL’INNOVAZIONE APERTA

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Modelli di sviluppo territoriale e inclusione sociale

Il Quaderno 55 della Fondazione Giacomo Brodolini
a cura di Fabrizio Montanari e Lorenzo Mizzau

Servono nuovi luoghi di elaborazione e sintesi di pratiche e politiche, e di capacità di progettazione e implementazione di interventi, perché gli approcci dall’alto non sono più sufficienti a cogliere le sfide che la contemporaneità ci impone.
La densità e l’intensità degli scambi all’interno di una rete determinano la capacità di agire dei suoi membri.
In una fitta rete di connessioni ci si scambia idee, conoscenza, contatti, opportunità, risorse.
Si tratta quindi di sviluppare ecosistemi locali di innovazione perché solo attraverso l’interazione tra diverse realtà all’interno di un ecosistema a sua volta connesso ad altri ecosistemi per l’innovazione nazionali ed esteri diventa possibile realizzare interventi complessi e articolati.

Negli ultimi anni alcune amministrazione locali, ad esempio, hanno deciso di investire promuovendo la nascita di luoghi fisici che hanno l’obiettivo di supportare gli stessi cittadini che, con un processo che oggi definiremmo “dal basso”, si sono attivati per affrontare una serie di sfide sociali.
Sperimentazioni, portate avanti dalla miriade di associazioni e organizzazioni del terzo settore che operano sul territorio. O da startup animate da team di giovani motivati a costruirsi una carriera da imprenditori e dimostrare che si può coniugare business e sociale.
Quello che spesso manca alle buone idee sono investimenti e opportunità di incrociare un potenziale mercato pronto a ricevere la loro innovazione.
In uno scenario che presenta un modello di sviluppo che fatica a generare lavoro e una crisi stringente sono sempre di più gli esempi di centri, in Italia e all’estero, che assolvono questo tipo di funzioni e che prendono la forma di “laboratori per l’innovazione aperta”.
La Fondazione Giacomo Brodolini in prima persona ne gestisce quattro in altrettante città Italiane, incluso Open Incet a Torino, essendo quindi nel suo lavoro quotidiano un osservatore diretto di come questi luoghi siano piattaforme dove un costante approccio di innovazione aperta a sfide sociali possa realmente generare nuove pratiche e nuove soluzioni.

Esistono molte chiavi del successo di questi “laboratori per l’innovazione aperta”, per questo motivo, la Fondazione Giacomo Brodolini ha deciso di pubblicare un contributo alla modellizzazione di questo tipo di operazioni, nella speranza che le lezioni contenute in queste pagine, provenienti da ricerca e azione, siano utili a quanti in questo momento lavorano per progettare o costruire questo tipo di luoghi.
Il taglio mette al centro il fare e i risultati che è possibile ottenere se tutti, amministratori e politici locali, rappresentanti del terzo settore e del mondo imprenditoriale, agissimo localmente ma pensassimo globalmente.

Clicca sull’immagine per il download gratuito.

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LABORATORI URBANI. ORGANIZZARE LA RIGENERAZIONE URBANA ATTRAVERSO LA CULTURA E L’INNOVAZIONE SOCIALE

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Nasce dalle attività sui temi dell’innovazione sociale e della rigenerazione urbana della Fondazione Giacomo Brodolini il nuovo Quaderno “Laboratori Urbani”, frutto del contributo di accademici, professionisti e manager di livello internazionale che mettono a confronto e riflettono su esperienze europee di recupero di spazi urbani (ex-caserme, ospedali, musei, fabbriche) come una delle più efficaci leve dello sviluppo locale economico e sociale dei territori.

L’obiettivo è quello di restituire alle città spazi inutilizzati trasformandoli in luoghi di produzione dell’innovazione, che si inseriscano nel contesto socio-economico locale come elementi catalizzatori di nuove energie e processi di sviluppo di nuove idee e politiche per le città. Ciò significa diventare, innanzitutto, contenitori di progettualità e innovazione dal basso, intercettando reti attive di relazioni e generando una cultura per l’apertura e la collaborazione trasversali.

Dalle diverse posizioni in campo emerge chiaramente il potenziale del ruolo della cultura e dell’innovazione sociale come motori del cambiamento verso il modello delle “città creative”, che siano in grado di trovare nuovi significati e connessioni tra produzione e consumo, facendo emergere nuove filiere di valore e nuove economie locali.

Potete scaricare la pubblicazione qui

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